PATOLOGIA DEL PAVIMENTO PELVICO

La Patologia del pavimento pelvico comprende una serie di problematiche anatomo-funzionali assai complesse che solo negli ultimi anni hanno conosciuto un migliore inquadramento diagnostico e, quindi, una più razionale modalità di trattamento terapeutico.
Fondamentalmente le problematiche disfunzionali riguardano le funzioni urinaria, evacuativa intestinale e sessuale.
La pelvi o bacino può essere assimilata ad un tamburo dove la cassa è formata dalle ossa (osso sacro, ossa iliache e pube), mentre la membrana è formata appunto dal pavimento pelvico, teso fra le ossa, e di forma leggermente “ad imbuto”. Il pavimento pelvico è rappresentato da una membrana fibro-muscolare, quindi, mobile ma abbastanza resistente perforata dall’orifizio per l’uretra, per il canale anale e nelle donne per la vagina. Dal punto di vista pratico qualsiasi azione di svuotamento o della vescica o dell’intestino implica un dislocamento dei muscoli del paviemnto pelvico verso il basso. Questo dislocamento raggiunge il suo massimo in occasione di un parto naturale. Le donne in genere a parità di altezza con gli uomini hanno un bacino di diametro maggiore e con una struttura fibro-muscolare più tenue; questo spiega perché il sesso femminile presenta una notevole incidenza di patologie del pavimento pelvico superati i 40-45 anni. I disagi funzionali si associano spesso ad alterazioni anatomiche che configurano di per sé stesse delle vere e proprie malattie, quali: il prolasso emorroidario, il prolasso uterino, prolasso vescicale, etc.
Da queste brevi note è facile intuire come la maggior parte delle problematiche sia ricollegabile alla perdita di forza muscolare e/o di tono strutturale. Per consuetudine le patologie vengono distinte in compartimento anteriore (urologico), centrale (ginecologico) e posteriore (proctologico).
La complessità del quadro clinico riguarda la prevalenza del prolasso nei diversi compartimenti ma in realtà quello che guida la scelta di studi anatomo-radiologici e funzionali è e deve essere esclusivamente la sintomatologia riferita dal paziente. Infatti, per tutti noi esistono dei formidabili meccanismi di compenso che possono normalizzare la funzione distrettuale sia pure in presenza di importanti alterazioni anatomiche.
La nostra organizzazione è ispirata da due principi fondamentali:
1) l’inquadramento del paziente quale unicum, quindi, senza scomporre le sue problematiche nelle diverse componenti ma creando un team multidisciplinare in grado di confrontare collegialmente le proprie valutazioni per stabilire una linea diagnostica e terapeutica comune.
2) La continua messa in discussione delle soluzioni terapeutiche. E’ facile immaginare come in una disciplina relativamente nuova l’aggiornamento della diagnosi e della cura sia in costante evoluzione. Nel nostro team sono disponibili le soluzioni riabilitative più moderne unite ad una esperienza ormai consolidata delle tecniche terapeutiche mininvasive, laparoscopiche o trans-perineali.